
Ideata presso un centro di terapia del dolore in Pennsylvania nel 1990 dalla psicologa e arpista statunitense Sarajane Williams, la VAHT® (Vibroacoustic Harp Therapy) è una peculiare forma di harp therapy, nella quale lo stimolo uditivo, generato dalla musica d’arpa dal vivo, si combina all’ elicitazione della percezione tattile del suono sotto forma di vibrazione, per frequenze comprese tra i 30 e gli 800 Hz, mediante il contatto del paziente con un dispositivo vibrotattile (poltrona, lettino, cuscino o tavola lignea), contenente un set di attuatori o speaker, collegati a un apposito sistema di amplificazione.
La VAHT® condivide con le altre tecniche vibroacustiche (VAT, PAT) le basi teoriche e l’ impiego prevalente nel trattamento delle sindromi dolorose di varia natura e della tensione muscolare.
I meccanismi d’ azione nella stimolazione vibroacustica sono stati descritti dai musicoterapeuti e psicoterapeuti finlandesi Marko Punkanen ed Esa Ala-Ruona in una sintesi degli studi precedenti, alla luce di una pratica clinica strutturata e correlata alla ricerca in area scandinava.
Tre sono le ipotesi d’azione maggiormente supportate: la risposta di rilassamento, il ruolo dei corpuscoli di Pacini nella neurofisiologia del dolore e i processi di detossificazione cellulare (Punkanen & Ala-Ruona, 2012).
La risposta di rilassamento (relaxation response), teorizzata da Herbert Benson nel 1976, viene attivata nella stimolazione vibroacustica dal fenomeno della risonanza o oscillazione, che si verifica all’ interno del corpo, quando le basse frequenze, somministrate attraverso i dispositivi vibrotattili, coincidono con la frequenza del distretto corporeo sottoposto alla stimolazione.
La risonanza dei distretti corporei stimola la circolazione sanguigna, accelera il metabolismo e potrebbe avere una funzione riequilibrante sui livelli di ossitocina, favorendo il rilassamento muscolare.
I corpuscoli di Pacini (Purves, 2019) «meccanorecettori situati nel tessuto subcutaneo e connettivo, attorno ai visceri e alle articolazioni» (Punkanen & Ala-Ruona, 2012), sensibili alla pressione e alla vibrazione, sarebbero in grado di rispondere alla stimolazione vibroacustica per frequenze uguali o superiori a 60 Hz, intervenendo a supporto degli interneuroni inibitori nei processi nocicettivi, sulla base dei meccanismi teorizzati nel 1965 da Melzack e Wall nella Gate Control Theory (Katz & Rosenbloom, 2015).
I meccanorecettori (Purves, 2019) hanno quindi la funzione di rilevare stimoli meccanici di natura vibratoria, la cui trasmissione sarebbe in grado di interferire e di competere vantaggiosamente con la trasmissione dei segnali dolorosi.
A queste ipotesi si aggiunge il postulato di Jindrak, secondo il quale la vibrazione sarebbe in grado di promuovere la detossificazione cellulare nel cervello, facilitando lo smaltimento delle tossine presenti nelle cellule nervose, mediante un «processo di diffusione» (Punkanen & Ala-Ruona, 2012), che nel trattamento vibroacustico si ipotizza esteso a tutto l’organismo (Campbell, 2019).
Studi recenti e in corso di approfondimento associano la vibroacustica al trattamento della disritmia talamocorticale (Campbell, 2019) e dei disordini ad essa correlati (Morbo di Parkinson, dolore neurogeno, tinnito e depressione), ipotizzando un effetto correttivo delle frequenze applicate sulle onde cerebrali.
I suddetti meccanismi d’ azione supportano le applicazioni e i risultati positivi descritti da Wigram e Dileo (1997) nel trattamento della spasticità e dell’ipertonia muscolare, del dolore post-operatorio e delle patologie polmonari (Wigram et al., 2002).
Il trattamento del dolore acuto e cronico è un obiettivo centrale nella letteratura inerente le tecniche di stimolazione vibroacustica, confermando l’ appropriatezza di un approccio multimodale a un fenomeno multidimensionale.
In risposta alle tre dimensioni (Brown, Chen, & Dworkin, 1989) della percezione del dolore (sensorio-discriminativa, motivazionale-affettiva e cognitivo-valutativa), la vibroacustica esplora nuove possibilità di sinergia tra vie neurali afferenti ed efferenti (Chesky & Michel, 1991), contribuendo in modo peculiare ai meccanismi neurofisiologici e neuropsicologici sottesi all’ analgesia musico-indotta.
La ricchezza e la complessità delle implicazioni neuro-psico-fisiologiche correlate alla VAHT® ne fanno un’ opzione terapeutica multimodale innovativa, il cui potenziale si sviluppa sul duplice versante del trattamento del dolore e di una esperienza immersiva e orientata alla multisensorialità.

Associazione Infinitamusica è stata la prima realtà italiana a importare e a integrare nei propri interventi la tecnica VAHT® dal maggio 2021, mediante operatore certificato VAHTP.
Disponiamo di un sistema VAHT® con dispositivi vibrotattili portatili e siamo in grado di realizzare il trattamento direttamente in struttura, nelle stanze di degenza, anche per pazienti allettati e/o impossibilitati alla mobilizzazione.
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